Intervista a Maria Fux

di Cristina Ciofini

Come ogni anno ci ritroviamo qui alla Cittadella per il corso introduttivo alla danzaterapia che riunisce persone di età e professioni diverse venute da tutta Italia per conoscere il tuo metodo. Questa per molti è anche l’occasione per ritrovarti e ritrovarsi con vecchi amici nella suggestiva cornice di Assisi. Ma quando sei venuta qui per la prima volta?

La prima volta è stata nel 1981, dunque sono venti anni che torno nella Cittadella. Qui ho conosciuto tante persone che poi mi hanno invitato a tenere corsi in diverse parti di Italia e che hanno contribuito alla crescita e alla diffusione del metodo che io chiamo danzaterapia.

Cosa è cambiato rispetto ad allora e come ti sembra il corso di quest’anno?

La prima volta nessuno mi conosceva e c’era da iniziare il lavoro. Come quando si costruisce un palazzo, innanzitutto bisogna sistemare bene le fondamenta, la radice, perché venga bene il primo piano e poi il secondo, il terzo e così via. Oggi è diverso: alcuni vengono per iniziare, ma altri mi conoscono perché hanno già fatto corsi con me, alcuni hanno proseguito con la formazione in Firenze, Milano, Trieste e lavorano con il mio metodo in varie parti d’Italia. Il gruppo di quest’anno è molto eterogeneo. Ci sono anche due giovani frati, questo è molto importante, e una suora che partecipa da molti anni ai miei corsi e che vive in un istituto con disabili gravi. C’è gente che viene dal nord e dal sud di Italia: insegnanti, fisioterapisti, assistenti sociali, psicoterapeuti, medici. E’ un bel gruppo, molto creativo. E poi la gente è sempre diversa.

E tu ti senti cambiata?

Certo, sento la mia maturità. La metodologia è cresciuta, il lavoro si è fatto più profondo e creativo. Sono partita dalla radice e piano piano la radice si è convertita in tante altre cose. Nel compiere ottanta anni ho provato una piacevole sensazione di equilibrio e di maturità. A ottanta anni le ambizioni personali passano in secondo piano, non mi interessa essere più o meno importante, vedere la mia foto sul giornale. Quello che mi interessa veramente oggi è dare spazio alla gente che sta intorno a me. Io non do un lavoro, non sono un datore di lavoro, ma indico una strada per poter continuare il mio lavoro. Questo mi ha portato la maturità.

Cosa ti aspetti per il futuro?

Tutto nella vita si muove, si trasforma, evolve e così anche la danzaterapia. Mi aspetto una crescita del metodo sia per quanto riguarda gli aspetti relazionali e di sensibilità percettiva, sia per l’aspetto di conoscenza del sé. Credo che questa crescita passerà anche attraverso il lavoro dei miei collaboratori e dei miei allievi. Da parte mia continuerò sempre la ricerca per riuscire a dare maggiore profondità e creatività al movimento attraverso la danzaterapia.

Che effetto ti fa vedere tante persone che dopo aver frequentato il corso introduttivo di Assisi hanno proseguito ed approfondito la conoscenza del tuo metodo nelle scuole di formazione e adesso lavorano con la danzaterapia in molte parti di Italia?

E’ una grande gioia. E’ meraviglioso sapere che gli stimoli offerti lavorando con vari materiali, musica, immagini, tutto quello che ho proposto attraverso la danzaterapia in questo suggestivo scenario di Assisi, così come in Firenze, Milano, Trieste e altre città di Italia, è stato portato dai miei allievi in realtà molto diverse: negli istituti per disabili, nelle scuole, nelle case di riposo, anche nel carcere. Mi dà una grande emozione perché attraverso di loro, attraverso la diversità, il mio metodo si rinnova ogni volta.

Quando sei arrivata in Europa quest’anno? 

Sono arrivata a gennaio. La prima tappa è stata in Spagna, a Madrid. Poi mi sono fermata per alcune settimane a Firenze dove c’è la mia scuola di formazione che è diretta da Lilia Bertelli, il Centro Toscano di danzaterapia. Là ho fatto molto lavoro. Dopo sono stata a Trieste e a Milano dove prosegue la formazione presso il Centro Risvegli e il Centro Sarabanda. A Milano ho avuto un interessante incontro e confronto con Erns Duplan[1] nel corso della manifestazione “Il corpo e la gioia”. Entrambi, con diverse metodologie, abbiamo proposto un lavoro intensivo di creazione ed improvvisazione. Finito il corso di Assisi mi trasferirò in Sicilia dove terrò degli stage in Catania e Ragusa. So che ci sono molte persone che si sono iscritte e che mi aspettano là.

Hai trovato diversità nelle richieste di danzaterapia nelle città italiane dove hai lavorato?

La diversità non è geografica, la diversità è nella gente. Non siamo tutti uguali, ma tutti abbiamo il cuore nello stesso posto … così pure la pancia.   Voglio dire, chi partecipa ai miei corsi ha il desiderio di sentire ciò che ha dentro e di tirarlo fuori e trova in me, nel mio metodo, la possibilità di fare questo attraverso il corpo.  

Tu hai centrato il tuo messaggio pedagogico sull’integrazione. Oggi che in Italia si parla tanto di questo argomento, pensi che la danzaterapia possa essere anche un veicolo di integrazione culturale?

Per me l’integrazione è fondamentale. Fare danzaterapia in gruppo, con persone simili a noi e persone diverse da noi apre l’orizzonte individuale e fa crescere la persona. Si parla tanto di integrazione, ma in effetti cosa si fa? Io faccio integrazione, nel mio lavoro.  La danzaterapia può essere parte di un processo di integrazione anche culturale in Italia, penso proprio di sì.

Quando ripartirai?

Alla fine di marzo rientrerò in Argentina. Ho appena parlato a telefono con le mie collaboratrici che in Buenos Aires proseguono il lavoro in mia assenza. Riprenderò gli incontri con le mie allieve che mi stanno aspettando. Ma ripartirò presto perché sono stata invitata a tenere corsi di danzaterapia in Messico. Poi nel mese di giugno sarò in Ecuador e in Agosto in Colombia . Ho tanto da fare, ma sono contenta perché c’è molto interesse per il mio lavoro, per la danzaterapia.

Assisi, marzo 2001



[1] Danzatore e coreografo haitiano, fondatore di Expression Primitive.

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a cura di Cristina Ciofini aprile 2001