La Repubblica – Milano – lunedì 25 febbraio 2002 |
i “miracoli” di MARIABalla da sola a 80 anni la “maga” della danza |
di MANUELA
BINAGHI
SE ESISTONO ancora persone
che compiono miracoli, Maria Fux è una di queste. Con la sua danzaterapia
ha fatto danzare sordi, ciechi, anziani, bambini down, celebrolesi.
Minuta, un viso intelligentee dolcissimo, questa signora dotata di grande
cultura (la pittura surrealista e la musica degli impressionisti hanno
ispirato parecchi suoi lavori), nata in Argentina da una famiglia ebrea
molto povera, non mente quando afferma: «Inizio la vita adesso, a
ottant'anni». Con grande passione—"
non sono una psicologa, neppure una terapista, sono un'artista" —persevera
ancora nella sua missione girando per il mondo, dove organizza spettacoli,
stage di formazione professionale e corsi aperti a tutti, disabili e non.
Ha pubblicato vari libri, il più noto Frammenti di vita nella danzaterapia.
L'abbiamo incontrata alla vigilia del suo spettacolo milanese, Sintesis de Vida, in scena domani
al Teatro Libero, a cura dell'associazione «Sarabanda» di Elena
Cerruto. Signora Fux, a
ottant'anni affronta uno spettacolo da sola, non le sembra un po'
azzardato? · Per me danzare non è
un lavoro, è iI piacere di vivere, di respirare, è un mòdo per andare
incontro agli altri. In Sintesis de
Vida danzerò scene della miavita attraverso la musica, il silenzio, la
forma. Ritorno ai miei primi quindici armi, quando fui ispirata dalla
lettura di un libro La danza come
arteterapia: quando ha scoperto che la danza guarisce? «Nella mia vita sono
entrata in contatto con molte popolazioni primitive e ho compreso che la
danza è una medicina non solo del corpo ma anche dell'anima». Nei suoi gruppi
accoglie persone con diversi handicap e riesce a farle danzare: qual è il
segreto della sua tecnica? «Sento la vita perché
l'altro mi sta vicino. Io sono solo un ponte, cerco di trasmettere amore e
dare all'altro la possibilità di crescere. La danzaterapia non è una
tecnica ma un metodo nato dall'arte; aiuta a integrare la persona
attraverso una successione di movimenti che procurano confidenza e
alimentano la creatività». In più occasioni ha affermato che tutti abbiamo dei
limiti, anche le persone ritenute normali: in che senso? ` «I limiti dell'altro
permettono di conoscere anche i nostri. I1 sordo non sente ma vede le
nuvole che si muovono, il cieco non vede ma sente se io canto "ti voglio
bene assai". Tutti siamo limitati, a volte crediamo di sentire e non
sentiámo, di vedere e non vediamo. L'accettazione della diversità e del
limite aiuta a usare la creatività». Quand'è nata la sua
passione per la danza? «Il mio
amore per la danza è cominciato quand'ero ancora nel ventre di mia madre
che aveva un problema ad una gamba. Quel limite della mamma mi ha fatto
capire e amare l'handicap, io sono la gamba di mia madre che danza. A
tredici anni le ho chiesto di danzare e lei mi ha sempre aiutata mentre
mio padre non voleva perché ballare, a quell'epoca, era sinonimo di
prostituzione». L'Argentina sta
vivendo un periodo molto difficile, come pensa che uscirà da questa crisi?
"Il mio paese è in
gravi difficoltà ma sono convinta che riuscirà a superare questo brutto
periodo perché è popolato da gente meravigliosa che lavora nell'anonimato
per far crescere la cultura degli emigranti. Questa nuova generazione ha
molta fede e continua a seminare per far crescere nuovi frutti. In questo
momento abbiamo bisogno dell'aiuto degli altri paesi, anche dell'Italia".
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a cura di Cristina Ciofini maggio 2002 |