Trieste -  febbraio 2001

STAGE    

Oggi e domani, al Teatro Miela di Trieste, la coreografa argentina, fra i pionieri di una originale terapia.

Maria Fux incontro agli altri.

A passo di danza

La crisi economica del mio paese, racconta, sta avendo pesanti ricadute sulla musica e l’arte

TRIESTE  -  È tornata in Italia Maria Fux, la danzatrice e coreografa argentina famosa in tutto il mondo per aver fondato il primo metodo di danzaterapia in cui la creatività artistica espressa attraverso il movimento del corpo ispirato dalla musica diviene possibilità di recupero dai disagi e dai malesseri che l'uomo moderno si porta addosso, nell'ambito di un percorso di cambiamento e rinnovamento spirituale che mira alla scoperta e al recupero dell'essenza più intima dell'esistenza di ognuno. 

Nel 2000, Maria Fux ha ricevuto un ambito riconoscimento da parte dell'Unesco per "l'attività di una vita in relazione all'altro", oltre che il premio internazionale Donna dell'Anno istituito dalla commissione americano-argentina “Woman para el Mundo” e destinato a quelle donne, scienziate e artiste, che abbiano fatto “qualcosa di buono per il mondo”, come spiega con maliziosa modestia la stessa protagonista, che porta i suoi magnifici 79 anni con la luminosa curiosità di una ragazzina.

Di passaggio a Trieste per condurre uno stage intensivo di due giorni - che si terrà oggi e domani nella sala del Teatro Miela - la creatrice della "danza che cura", ci ha concesso una breve intervista nella quale denuncia la grave situazione in cui il settore delle arti e della cultura in particolare si trova oggi in Argentina, «Paese ricchissimo con tanta povertà".     

Considerata la disinvoltura con cui percorre il pianeta, si può ben dire che lei è ormai una cittadina del mondo. Ma cosa rappresenta, nel suo cammino esistenziale l'Argentina?

"Io mi sento internazionale, è vero, ma l'Argentina rimane il Paese delle mie radici, il luogo in cui ho capito chi sono. I miei genitori sono emigranti russi, da loro ho ereditato la tenacia, la resistenza alle difficoltà, ma il mio spirito è tipicamente latino-americano. L'Argentina mi ha insegnato soprattutto la forza della libertà... e le sono molto grata di questo. Libertà è portare ogni giorno la propria vita per vie non conosciute. In Europa la gente si lascia condizionare dalla potenza della cultura, dal sapere degli antichi. Per noi è diverso... In un certo senso, si può dire che da noi si è ancora liberi di non sapere. Questa è una sensazione molto bella, perché significa che ogni mattina è un nuovo inizio. Certo, c'è da considerare anche il rovescio della medaglia: in questo momento l'Argentina sta attraversando un'orrenda crisi economica che sta avendo una grossa ricaduta sul settore delle arti e dell'istruzione. Quando manca da mangiare, quando non ci sono i soldi per comprarsi un paio di scarpe, è naturale che cose come la pittura, la musica o la danzaterapia passando in secondo luogo."

Ma è notizia di qualche giorno fa che il Presidente De la Rua intende impegnarsi personalmente per favorire il settore della cultura e delle arti...

"Qualche mese fa sono stata invitata a danzare alla Casa Rosada per il Presidente e sua moglie. E stata un'esperienza emozionante. Dopo la mia esibizione, la signora De la Rua mi ha promesso un contributo di diecimila dollari. Non è una grande somma, considerato il costo della vita in Argentina, ma è comunque un aiuto... Io abito in un grande appartamento nel centro di Buenos Aires - sono 450 metri quadrati - ed è lì, in una bella sala, che svolgo la mia attività artistica e pedagogica. Ai miei corsi s'iscrive gente da tutto il mondo, ma ho bisogno di molti allievi per far fronte alle spese. In questo momento ho un debito di 5000 dollari. Io vivo molto semplicemente per cercare di riempire questa voragine, ma non basta. Non mi piace pianger miseria, come si dice, però andando avanti di questo passo rischio davvero di dover chiudere lo studio."

Sarebbe una grossa perdita per molti...

"Non sta a me dirlo, ma credo di sì. Per cambiare realmente le cose dobbiamo impegnarci tutti. Gli argentini si stanno dando da fare nei limiti delle loro possibilità, ma il debito è ingentissimo e ricade sulle spalle di ognuno. Molte piccole industrie sono state costrette a chiudere, e la rivoluzione informatica ha aggravato sensibilmente il tasso di disoccupazione. Io cerco di contribuire al cambiamento del mio Paese danzando e insegnando a danzare. Può sembrare una battuta, ma non lo è affatto. Sviluppare con metodo le possibilità espressive del corpo significa apprendere l'importanza del movimento e della danza per raggiungere migliori condizioni e una migliore qualità di vita. Praticare il movimento creativo vuol dire superare le barriere dei «non posso», dentro e fuori di noi."

Quali attitudini sono necessarie per danzare con Maria Fux?

"Con Maria Fux possono danzare assolutamente tutti, anche i ciechi, i sordi, i paraplegici, gli psicotici e le persone affette da deficit cognitivi. La danzaterapia è un momento di forte integrazione e condivisione in cui io faccio da stimolo e da ponte fra «il sé» e l'altro. L'altro inizia lì dove arriva il mio limite. Tu stendi un braccio e lo allunghi il più possibile fino a toccare il limite dell'altro... Così si realizzano quella fiducia, quello scambio e quell'amore che sono le premesse indispensabili per qualsiasi cambiamento, dentro di noi e intorno a noi. L'altro non si muove se non si fida di te, se non ti ama."

Cos'è a darle ancora tanto entusiasmo e tanta fiducia nel domani?

"Vivere sempre nel presente. So che per nascere devo ricominciare ogni mattina. I miei tanti giorni non si accumulano perché ogni giorno è un nuovo inizio. Vivo semplicemente, non mi sento un personaggio, così non sento il "peso" di ciò che ho fatto né di quanto ho vissuto. E quando il mio corpo grida "non posso", non mi lascio intimorire dai suoi limiti, ma li uso per spostarlo nel mondo, per andare incontro agli altri. A passo di danza."

  Loretta Marsilli 

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a cura di Cristina Ciofini aprile 2001